Recensione SPECIALE di The Host – l’Ospite

  

Prima ancora che uscisse l’ultimo capitolo della Saga di Twilight, la Meyer ci ha sorpreso con questo primo libro di una nuova trilogia, per ora rimasta incompiuta dati i notevoli impegni cinematografici dell’autrice, che, come ama definire lei stessa, e’ fantascienza per chi non ama la fantascienza. Infatti, nonostante l’ambientazione sia assolutamente sci-fi, i temi trattati e i sentimenti coinvolti sono quanto di più caro alla scrittrice: le relazioni tra le persone, i rapporti familiari, i conflitti morali. Il libro è ormai uscito da qualche anno, ma considerato che si sono appena concluse le riprese dell’adattamento cinematografico che portera’ Melanie/Wanda, Jared e Ian sul grande schermo, ci faceva piacere sollecitare nuovamente la lettura del libro a chi ancora non lo avesse fatto. La trama dell’Ospite è ben nota a chi ci segue, ma per chi ancora non la conoscesse potete trovarla QUI raccontata da noi in un modo un po’ “speciale”.

Sappiamo che la scrittura della Meyer non trova pareri unanimi nel mondo della letteratura, la maggior parte dei “puristi” la definisce poco più che una scrittura da liceale. Non sta a noi dare giudizi accademici, ma sicuramente la Meyer riesce molto bene in qualcosa che non è da tutti: arrivare al cuore delle persone. E mai come in questa storia ha la possibilità di cimentarsi da una parte con i conflitti e le emozioni all’interno delle sue protagoniste, dall’altra con le esplosioni di rabbia, passione e frustrazione dei suoi personaggi maschili. E’ incredibile come riesca a modulare l’alternanza tra le personalità opposte di Melanie e Wanda entrambe all’interno dello stesso corpo con una coerenza di comportamenti e pensieri da far facilmente superare al lettore quello che poteva essere una grossa difficoltà per l’immedesimazione. Invece riesci sempre a “stare” con le due protagoniste, ti appassioni alla grinta di Melanie, alla sua lotta tenace per mantenere la propria identità in un corpo che non le risponde più, all’amore che prova per Jared e che non vuole condividere con Wanda. E comprendi anche Wanda, il coraggio con cui decide di seguire Melanie affascinata dalla potenza di quel sentimento sconosciuto che non è soltanto l’amore per un uomo ma la tenerezza per il fratello, la lealtà per i compagni nascosti, per una causa che va contro la stessa esistenza di Wanda e della sua specie ma al cui richiamo non riesce ad opporsi. L’empatia con Melanie nonostante la diffidenza e l’ovvio rancore iniziale, comincerà a crescere inesorabilmente e le trasformerà da nemiche, da invasore e succube, ad alleate sincere e leali. Le personalità delle due protagoniste sono fuse nello stesso corpo ma sono anche talmente diverse e ben definite che rendono assolutamente fluido e naturale immaginarle come diverse, e questa sarà peraltro la sfida maggiore dell’adattamento cinematografico; vedremo se la giovane Saoirse Ronan sarà abbastanza matura da farci percepire lo sdoppiamento.

Era inevitabile che due anime femminile così diverse si sarebbero legate a due uomini diversi. Wanda sente il corpo di Melanie bruciare per Jared, l’irruento e passionale Jared che cerca di scuotere Melanie in tutti i modi pur di evitare che la sua essenza ceda e si rintani negli angoli più remoti della coscienza. Ma l’anima di Wanda comincia a scindere ciò che desidera quel corpo non suo da cio che vuole lei veramente. Ed è Ian quello a cui si lega, il dapprima guardingo e sospettoso Ian che piano piano comincia a conoscerla e si innamora di lei, della sua dolcezza, del suo altruismo, del suo essere come è, non di Melanie, non del corpo che abita, ma di Wanda stessa. E Wanda è stupita di questo sentimento perché non riesce a spiegarsi come sia possibile che Ian possa amare qualcuno che non è altro che un piccolo verme argenteo impiantato nella mente di qualcun altro. “Ti ho tenuta tra le mani viandante, ed eri bellissima” dice Ian in uno dei passaggi determinanti del libro e in una frase comprendiamo come l’amore vero vada al di là di ogni aspetto fisico o preconcetto razziale o di qualsiasi difficoltà apparente. La Meyer descrive un triangolo, ma direi più che altro un quadrilatero amoroso tra i più intensi che si siano letti, mettendo in scena i conflitti e le gelosie inevitabili tra due uomini che amano due donne racchiuse nello stesso corpo, con la capacità che le è propria di emozionarci, di catapultarci in un mondo sotterraneo, buio ma allo stesso tempo pieno di vita e di luce, di speranza e di amore, nonostante tutto. Come sempre i personaggi secondari sono dipinti con la consueta attenzione dando vita ad un insieme di personaggi memorabili che davvero non vediamo l’ora di vedere incarnati sul grande schermo: lo zio Jeb, Kyle, Maggie, Jamie, l’Inquisitrice…augurandoci che lo script e la regia di Andrew Niccol rendano giustizia alla profondità e alle mille sfaccettature dei personaggi.

Ora non resta che sperare, mentre aspettiamo l’uscita del film ( in USA il 29 marzo 2013) che Stephenie ci colga di sorpresa e ci regali il secondo, attesissimo capitolo della trilogia.

A cura di Alessandra Silveri… Co-Admin di The Host Italia.

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